Attualita'

Il Cilento e il nuovo orario ferroviario


Orario ferroviario invernale: soppressi nuovi treni della linea regionale, sostituiti da pullman. Continua la politica al risparmio sui trasporti pubblici. Qualche sindaco, saltuariamente, invia una lettera indignata agli amministratori di Trenitalia (lettera che, suppongo, viene letta solo dai lettori degli articoli giornalistici che le mettono in evidenza) e tutto finisce lì. Al più si riesce a spuntare un inutile incontro con un politico nazionale che spiega che tutto dipende dalle regioni. In ogni caso, l’orario non viene rivisto.

 Furbo, chi lo ha stilato (del resto è pagato anche e soprattutto per questo): un pullman costa molto meno di un treno (e poco male che il servizio peggiori, e non di poco) e si è guardato bene dal toccare le fasce orarie più strettamente legate al pendolarismo. Per ora. Tra un anno o due, se non ci saranno vere e proprie proteste, verranno intaccate anche quelle, statene certi. Tra l’altro, ormai da molti anni non ci sono più treni regionali che colleghino le stazioni medio-piccole, in tarda serata, con Salerno e Napoli. Non resta che usare l’auto, a chi vuole assistere a qualche manifestazione serale. Alla faccia della promozione culturale quanto meno nei centri maggiori.

E’ del tutto evidente che la volontà è quella di limitare sempre più il servizio pubblico a favore dell’auto, e la faccia di bronzo di amministratori che lo negano sistematicamente quando viene fatto loro notare è identica a quella del ministro che nega che c’è una precisa volontà politica ad affossare la scuola o la sanità pubbliche. Nessuno risponde mai nel merito delle questioni, tutti vanno avanti con slogan assolutamente vuoti di significato (come lo sono tutti gli slogan).

A noi in fondo va bene così. Preferiamo di gran lunga l’auto. Non importa se le strade sono sempre più intasate, se ormai anche nei paesi di poche migliaia di abitanti nelle ore di punta il traffico si paralizza, se l’inquinamento atmosferico e acustico abbasserà sempre più la qualità della vita. E scrivo solo della “regola”, senza rifarmi alle “eccezioni” (ma possiamo ancora considerarle tali?) degli incidenti e delle malattie mortali direttamente collegabili a questo tipo di inquinamento. Non importa, vogliamo usare l’auto. Ecco perché siamo contenti se vengono stanziati sempre più fondi pubblici per le strade, quando si parla di viabilità si pensa immediatamente a nuovo asfalto o ad asfalto da rifare. Ci va bene, in questo modo nelle nostre più o meno rombanti automobili viaggeremo in modo più confortevole ma non più sicuro (nemmeno gli assicuratori, che lo sanno benissimo, vi diranno mai che le strade più sicure non abbassano il numero di incidenti per il semplice motivo che l’automobilista si sente – appunto – più sicuro e quindi diventa più spericolato).

Fino alla metà dello scorso secolo, la zona intorno alla stazione ferroviaria era il punto vitale di un centro cittadino, il più movimentato, il più vissuto. Oggi le stazioni vengono automatizzate o addirittura chiuse, in nome dell’alta velocità si garantisce un buon servizio solo per i grandi centri. Per i medio-piccoli avremo un trasporto regionale sempre più costoso e scadente, perché ci saranno sempre meno fondi pubblici investiti. Ma l’importante è pensare alle strade, l’importante è far qualcosa per “salvare l’auto” in perenne crisi ormai da anni. Crisi? Così va il mondo, se ci lasciamo sempre e comunque abbindolare da qualsiasi falsità venga ripetuta a mò di slogan. Con un’incredibile faccia di bronzo.


Francesco Sicilia

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