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Basket Agropoli: si poteva fare di più per evitare la retrocessione

Ora la città merita una squadra di vertice in Serie B

Bruno Marinelli

24 Aprile 2017

basket agropoli forlì

Ora la città merita una squadra di vertice in Serie B

Con l’ultima, abbastanza pronosticabile, sconfitta a Trapani, il Basket Agropoli saluta la serie A2, concludendo all’ultimo posto il girone ovest del campionato. Un verdetto che era già ufficiale dopo la sconfitta con l’Eurobasket ed il ricorso bocciato dalla federazione. La gara di sabato ha avuto ben poco da dire dal punto di vista tecnico, con i delfini in gara praticamente solo nel finale di primo quarto, prima di essere travolti da avversari più forti e più motivati che sono riusciti a centrare i playoff nell’ultima partita della stagione. Finelli ne ha approfittato per far ruotare gli uomini meno schierati come Silvestri e Fallou, all’esordio stagionale. In questa sede non analizzeremo tanto la partita che non ha alcun significato per la stagione, ma la situazione complessiva che ha condannato i delfini a quest’epilogo. Dopo tanti anni in cui, davvero gli sforzi della dirigenza hanno prodotto qualcosa di molto importante per il basket cilentano, che è stato portato ai vertici di un campionato nazionale così importante (e per questo bisogna sempre ringraziare), è arrivata una stagione negativa con un epilogo francamente sconcertante. E’ stato praticamente sbagliato tutto il possibile.

Aldilà del budget limitato (che indubbiamente ha il suo peso) è stata la politica di acquistare ad esempio giocatori esperti, ma a fine carriera, come Taylor (che non ha dimostrato il suo valore tecnico) ad essersi rivelata un errore. A differenza di ciò che è avvenuto lo scorso anno, quando oltretutto, sebbene c’era gente come Roderick e Trasolini che all’epoca era considerata come una scommessa vinta, si parlava di giocatori con motivazioni importanti anche per la propria carriera personale. Ad esempio, il canadese veniva da una pessima stagione ad Avellino, quindi arrivato ad Agropoli, poteva disporre di quel quid dal punto di vista della grinta che quest’anno è mancato (oltre che delle giocate). Un altro errore è stato poi l’ingaggio di coach Finelli. Spiace sottolinearlo, perchè si tratta di una persona anche educata, nei rapporti privati. Infatti le critiche che possiamo scrivere qui, riguardano soltanto il fattore tecnico legato ad una professione pubblica, quindi sottoposta, come quella del giornalista, a critiche o conferme da parte delle persone all’esterno. Finelli non è riuscito a mantenere uno spogliatoio forte, coeso, dove tutti i componenti remavano dalla stessa direzione. Troppo tardiva poi, l’unica buona intuizione, ossia lo spostamento di Contento, in uno schema evidentemente a lui più congeniale. Il triestino, sorretto da una forte componente caratteriale, che nel basket spesso aiuta, è riuscito forse ad emergere in un contesto dove la squadra affondava, smentendo i critici più accaniti e guadagnandosi il rispetto dei tifosi. Probabilmente il finale di stagione gli servirà ad ottenere un contratto con una squadra di A2, una situazione che il ragazzo meriterebbe per la sua carriera. Per il resto quel che possiamo imputare all’allenatore è anche una mancata riconoscenza delle colpe che chi dirige una squadra a questi livelli dovrebbe riconoscere. La società, ha preferito in un momento molto delicato, confermargli la fiducia, anche dopo la sconfitta con la Viola Reggio Calabria dei primi di gennaio, che era una di quelle avvisaglie che avrebbero poi delineato una situazione di scollamento della squadra. Si è preferito cambiare dei giocatori che in due elementi quando erano stati impiegati, non avevano poi reso così male: Lucarelli, utilizzato all’inizio con discreto rendimento e poi buttato in panchina, e Turel che viaggiava con medie per lo meno accettabili. Neanche dopo la sconfitta umiliante, in diretta tv nazionale, a Casale la società ha deciso di esonerare l’allenatore, per dare quanto meno la scossa ad un ambiente scollato ed una squadra smarrita sul campo. Si è preferito continuare, ma questi convincimenti granitici hanno prodotto tali risultati. Lo sport per fortuna, si basa su dati certi ed il campo parla. Inutile, se qualcuno lo vorrà fare, atteggiarsi a situazioni di superiorità, che hanno finito solo per innervosire l’ambiente ed i tifosi. Questi ultimi, non sono retrocessi. Hanno dimostrato di essere un pubblico da Serie A. Non parliamo di quelli occasionali, che vanno al gala solo quando c’è da mettersi l’abito da sera. Atteggiamento legittimo ci mancherebbe, ma poco sentimentale se vogliamo. Parliamo di quelli che si sono sobbarcati tantissime trasferte in tutta Italia, macinando chilometri e superando gli ostacoli, come descrive un vecchio coro degli anni ’80.

A loro ed alla città, va data una chiara risposta il prossimo anno in B, per ripartire di slancio e ricompattare l’ambiente. Un uomo utile a tale prospettiva, potrebbe essere Antonio Paternoster. L’ex tecnico della Viola, siamo convinti, tornerebbe volentieri nella città che lo ha adottato e che gli vuole bene, anche umanamente. Un progetto tecnico, con una squadra costruita per un campionato di vertice in B, potrebbe riavvicinare tante persone che si sono allontanate dal Basket, ricostruendo un clima positivo intorno al movimento. Quel clima che ha permesso ad Agropoli ed al Cilento di scrivere pagine importanti. Il libro ha una pagina da strappare ed è quella di quest’anno. Per riprendere il racconto, basta riconoscere gli errori con umiltà e ripartire di slancio. E lì, i fischi e la delusione, si trasformeranno forse, in applausi ed entusiasmo. Basta poco nello sport ad accendere la passione. Bisogna però crederci ed avere sempre le idee chiare di ciò che si fa.

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