Curiosità

Sapori del Cilento: i fichi, eccellenza tutta nostrana

Alla scoperta del fico, simbolo gastronomico del Cilento

Redazione Infocilento

25 Settembre 2016

Alla scoperta del fico, simbolo gastronomico del Cilento

Probabilmente nativo dell’Asia Minore (precisamente di una regione detta Caria, da cui deriva il nome scientifico Ficus Carica), coltivato da tempo immemorabile in tutto il Mediterraneo, il fico è diffuso in Italia principalmente in Puglia, Calabria e Campania.

L’introduzione, da parte dei coloni greci, del fico nel Cilento sembra essere antecedente al VI sec. a. C. Elogiato da Platone “il mangiatore di fichi”, che consigliava anche ai suoi studenti ed ai suoi amici in quanto rinvigoriva l’intelligenza; decantato da Catone per le sue proprietà nutrizionali, il fico nei secoli è divenuto da cibo dei poveri, per la sua reperibilità, la sua abbondanza e la sua ricchezza di nutrienti, ad eccellenza e pregio del nostro territorio fino a diventare prodotto a denominazione di origine protetta: Il fico bianco del Cilento DOP. La denominazione di origine protetta è riservata ai fichi essiccati che abbiano i requisiti specificati nel disciplinare di produzione della suddetta.
Simbolo gastronomico del Cilento, il fico, insieme all’olio extravergine di oliva, è uno dei prodotti tipici più apprezzati nel mondo.

Frutto ( in realtà si tratta di una infruttescenza) estivo dolce e profumato meglio apprezzato se colto all’ombra della pianta e gustato tiepido riscaldato dal sole. Un concentrato di energia, ricco di zuccheri, minerali, fibre e vitamine. Ma vediamo nel dettaglio le proprietà e i benefici: zuccheri e vitamine rendono i fichi una fonte di energia immediata; i sali minerali come ferro ,potassio, fosforo e calcio contribuiscono a prevenire la pressione alta e ad assicurare una buona salute di ossa e denti; i polifenoli, antiossidanti naturali, hanno proprietà antinvecchiamento ed antitumorali; le fibre aiutano il corretto funzionamento dell’apparato digerente, in particolare per chi soffre di problemi intestinali e stipsi, regolano i livelli di colesterolo ed hanno proprietà diuretiche. Naturalmente, possiamo godere di questi innumerevoli favori associando un’alimentazione equilibrata, un discreto movimento fisico ed, in generale, uno stile di vita sano.
Ma se uno dei tanti proverbi popolari recita “di settembre l’uva rende e il fico pende”, di contro “ogni uccello di settembre è beccafico”; è proprio questo il mese in cui, a piena maturazione, i fichi vengono raccolti per essere essiccati, conservati e consumati durante l’anno.
Il fico bianco del Cilento è considerato il più pregiato per questo scopo per le sue caratteristiche uniche. Diventerà il protagonista delle tavole invernali e, in particolare, di quelle natalizie.
Innanzitutto, i fichi vanno raccolti dalla pianta leggermente appassiti, completi di peduncolo, e posizionati sulle ginestre intrecciate a un unico strato. Dopo una lunga e paziente essiccazione al sole ( ogni nonna “costringeva”, a turno, ogni nipote a girare i fichi due volte al giorno sulle ginestre) venivano “mbaccati” in questo modo: bolliti (per una questione igienica), asciugati, ripieni di mandorle tostate, finocchietto e buccia di limone e poi infilzati in strette stecche di legno, ricavate dalle canne da fiume, creando una doppia fila intervallando ai fichi le foglie di alloro.
Questo non è l’unico metodo di conservazione. Essiccati, possono essere conservati interi al naturale, infilzati nelle stecche di legno andando a delineare la forma di rombo oppure conservati per essere utilizzati durante la stagione invernale. Due otre fichi secchi infilati in tasca costituivano la merenda, dolce ed energetica, dei nostri genitori durante l’infanzia e l’adolescenza e, prima ancora, placavano la tipica voglia di dolci dei bambini dei nostri nonni. Inoltre, ricoperti di cioccolato fondente oppure tritati e mescolati a cacao, caffè, mandorle e noci a formare delle praline, andranno ad imbandire ed allietare le tavole natalizie.

Solo note positive per un frutto diffuso in tutto il mondo, vanto e patrimonio del nostro amato Cilento.
Non a caso un detto recita “dolce come un fico” e, si sa, i proverbi non sbagliano mai.

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