Piana del Sele

Eboli, sgombero di Villa Falcone e Borsellino: il giallo della gestione e del controllo comunale

La nota a firma del Partito Comunista Italiano non salva nessuno da colpe politiche e responsabilità amministrative

Silvana Scocozza

31 Marzo 2025

Eboli, Villa Falcone Borsellino

Lo sgombero da parte delle forze dell’ordine di Villa Falcone e Borsellino, ad Eboli, lascia incredibili e stupefatti anche gli stessi operatori che fino allo scorso mese di luglio hanno operato attraverso una rete sociale. Argomento all’ordine del giorno al centro di una querelle soprattutto politica alla quale si aggiunge la reazione delle realtà del terzo settore che per anni hanno operato all’interno della Villa confiscata alla malavita.

La nota stampa

La nota a firma del Partito Comunista Italiano non salva nessuno da colpe politiche e responsabilità amministrative. «Villa Falcone e Borsellino è stata per oltre 15 anni un presidio di legalità e accoglienza strutturata. Quindici anni di lavoro costante e ininterrotto anche in mancanza di fondi: percorsi di inclusione sociale per ospiti extracomunitari, banco alimentare (sospeso da luglio), campi estivi gratuiti per i bambini ed i ragazzi residenti, uno sportello ascolto che ha accolto e preso in carico più di 1000 famiglie italiane e straniere, momenti importanti di cittadinanza attiva, salvato ragazzine e donne dalla tratta. Solo ed esclusivamente grazie al lavoro, spesso volontario, di operatori qualificati e una rete che funziona e che non ha bisogno di passerelle».

Sabato pomeriggio, però, si attiva un blitz interforze e la Villa viene trovata in condizioni disumane e pietose, al limite dell’immaginazione. «Improvvisamente si chiudono le porte, terminano le attività, viene occupato e si perde un bene a servizio della collettività. Una bomba sociale in una zona difficile e da sempre abbandonata a se stessa, campagne elettorali a parte».

L’accusa all’amministrazione

«Quel bene appartiene al Comune di Eboli che ne ha, da subito, esternalizzato la gestione. A chi spettava vigilare e garantire che tutto si svolgesse come da accordi? Dove erano gli assessori alle politiche sociali, alla sicurezza e la Terza Commissione con le sue “politiche di inclusione”? Dov’era il “consigliere di frontiera” Maratea che ha tanto a cuore le sorti della Marina di Eboli e che oggi si fa bello dello sgombero, cavalcando l’onda pericolosa della soluzione securitaria? Arrivare allo sgombero su un bene funzionante fino allo scorso anno significa una cosa sola: l’assenza delle Istituzioni e di un indirizzo politico che sappia gestire i processi e creare prospettive che nulla hanno a che vedere con la sola gestione economica».

La posizione del Partito comunista

Il Partito Comunista non le manda a dire e conclude: «Dovrebbero farsi l’ennesimo bagno di umiltà e rendere conto alla Città sulla futura destinazione del bene e, soprattutto, in attesa dei “grandi progetti futuri” come si pensa di evitare che si trasformi da simbolo di legalità in un luogo di illegalità». Dal Comune di Eboli, ad ora, nessun chiarimento e nessuna spiegazione ufficiale. Non una parola del Sindaco Conte e nemmeno degli assessorati coinvolti. L’unico, presente anche al momento del blitz, è stato il consigliere comunale Maratea che ha parlato di “massima attenzione sulla Marina di Eboli”.

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