Cilento

Il Tempio di Nettuno: un mistero non agropolese

Ad Agropoli il vero tempio di Nettuno, nato sulla sommità del promontorio, dove oggi sorge il castello Angioino

Fiore Prota

7 Aprile 2021

Come sappiamo, il vero e proprio Tempio di Nettuno lo avremmo avuto intorno al VI secolo ai piedi dell’attuale Castello Angioino Aragonese di Agropoli, grazie agli studi della Zancani Montuoro e alla conferma tramite il ritrovamento della Fiammenghi negli anni Ottanta di ceramiche arcaiche proprio ai piedi dell’attrazione principale della Perla del Cilento.

L’insediamento dei Sibariti, i fondatori di Poseidonia, sarebbe originariamente nato a Sud di quello attuale, cioè appunto a Poseidonia, attualmente pervenuta a noi grazie ai Lucani come Paistom (Paestum). Molto più famoso, tuttavia, resta il più grande progetto dei poseidoniati, cioè il famoso Tempio di Nettuno. L’emblema del Parco Archeologico di Paestum è dalla nomenclatura non del tutto errata, ma convenzionale, in quanto non si sa la divinità a cui erano devoti i poseidoniati durante la costruzione del loro progetto del 460 a.C. ca.

Le varie ipotesi possono riguardare:

Un secondo tempio di Hera, come se fosse una reduplicazione della Basilica costruita cento anni prima in onore della dea della fecondità e dell’abbondanza. Le coincidenze sono molte, e l’orientamento di entrambi i templi verso Est è solo una di queste;

Un tempio dedicato a Zeus, per le strette analogie col tempio di Zeus ad Olimpia;

Un tempio di Apollo. Quest’ultima ipotesi fu fatta avanzare del famoso archeologo Mario Torelli (1937-2020) sulla base del confronto tra la colonia gemella di Metaponto, che aveva accanto al tempio di Hera un tempio appunto di Apollo.

Probabilmente, la conferma da parte degli stessi poseidoniati non l’avremmo mai, ma ciò che è certo è che è impressionante avere nel Cilento uno degli esempi meglio conservati dell’architettura dorica occidentale. Inutile ricordare che quando i musei potranno riaprire i battenti, i turisti continueranno a giungere senza curarsi di un nome che resta sì convenzionale e misterioso, ma del tutto irrilevante dinanzi alla bellezza dell’arte greca che è pervenuta fino a noi.

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