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Cilento: il sindaco blocca il restauro di due antichi ponti: “Era una mostruosità”

"Si stava commettendo una mostruosità". Con questa motivazione il sindaco ha bloccato le opere di restyling di due antichi ponti. Accade nel Cilento.

Katiuscia Stio

6 Novembre 2015

“Si stava commettendo una mostruosità”. Con questa motivazione il sindaco ha bloccato le opere di restyling di due antichi ponti. Accade nel Cilento.

LAURINO. Bloccati i lavori di manutenzione ordinaria sui ponti in località Gorgonero. A dare l’alt il sindaco Romano Gregorio: «Si stava commettendo una mostruosità ai danni del patrimonio storico-architettonico rurale e culturale del nostro territorio». Il restauro, che stava avvenendo tramite un finanziamento e progetto dell’Ente Parco, riguardava due ponti in pietra siti il località Gorgonero di Laurino, il più importante che porta alla grotta Cappella di S. Elena (eretto nel 1271) e che costeggia la famosa e intrigante “Grava di Vesalo” e il più piccolo sul “Vaddone” che scende dalle campagne della località Patri. A copertura delle spalliere si stava utilizzando dei basoli massicci, troppo levigati, color cemento e addirittura troppo larghi rispetto ai muri, tanto da essere un colpo all’occhio, e che nulla hanno a che fare con il contesto rustico e naturale di Gorgonero. Il primo cittadino resosi conto della mostruosità che stava prendendo corpo ha immediatamente contattato il direttore dei lavori della ditta invitandolo a ripristinare “semplicemente” l’antico ponte senza danneggiarne la natura. La cosa non è nemmeno sfuggita alle varie associazioni ambientaliste e culturali del luogo. Pesante e senza mezzi termini è la posizione di Gole Nord Calore Piaggine, associazione ambientalista che così commenta: «Si stava commettendo l’ennesimo scempio ad opera dell’Ente Parco del Cilento a danno uno dei sentieri più suggestivo ed affascinante di tutto il Cilento Interno: il sentiero dell’acqua che porta alla grotta di S. Elena. Lavori di falso restauro e vero spreco di denaro pubblico, i blocchi di pietra rappresentano solo la soluzione per lievitare la spesa, utili solo ad inquinare la bellezza dei due ponti, non per aggiungere valore quindi ma bensì per “stuprarli ” in modo subdolo e vigliacco con l’unico scopo di relegarli a manufatti di basso profilo storico-architettonico rurale. Finalità indegna per un Ente Parco Nazionale e soprattutto irrispettosa della Storia Contadina dei nostri Paesini senza i quali oggi il Parco non avrebbe ragione di esistere e soprattutto non sarebbe neanche nato visto che il territorio a maggior tutela interessa proprio il Cilento Interno. Se per Voi così si amministra un Parco trovatevi altri luoghi e lasciateci i Nostri Tesori che con tanta capacità, sudore della fronte e passione ci hanno tramandato i Nostri Avi. In una sola parola: jatevenn»

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