Cilento

Agropoli, la storia delle navi affondate nella Licina

Dal XIII secolo, un'importante documentazione sui naufragi avvenuti nella Licina, per secoli porto naturale di Agropoli

Ernesto Apicella

1 Agosto 2020

Ad Agropoli per molti secoli, fin dal periodo Greco (VII secolo a.C.), la baia naturale del “Lido Azzurro” fu utilizzata come porto. L’insenatura per la sua posizione e per la sua profondità, offriva riparo alle navi di vario pescaggio, consentiva il carico e lo scarico delle merci sull’ampia spiaggia e, grazie al fiume Testene, dava la possibilità di rifornirsi di acqua potabile.
L’ultimo mio ritrovamento, riguardante l’ancora in ferro presente sul relitto della Cocca Genovese del XV secolo, (Leggi articolo)  mi ha spinto a proporvi una ricerca storica che ho effettuato su una serie d’importanti ed esclusivi documenti, che ci raccontano di alcuni naufragi avvenuti nell’antico porto della baia agropolese. L’elenco, ovviamente, sarà aggiornato con l’acquisizioni di nuovi documenti.

7 aprile 1276

Il primo carteggio ci documenta un naufragio di una nave della Repubblica Marinara di Pisa, avvenuto il 7 aprile 1276. La testimonianza proviene dal libro: ”Archivio storico italiano. Tomo XXV, atti e avvenimenti del Regno di Carlo I° d’Angiò, dal 2 gennaio 1273 al 31 dicembre 1283”. La raccolta dei documenti è stata tratta dai “Manoscritti Torrigiani” e fu pubblicata nel 1877. Ecco l’interessante testo storico del naufragio:“Guiduccio, mercante pisano, ricorre al Principe di Salerno, Vicario del Regno, dicendo che per l’impeto dei venti e per forte tempesta di mare, il suo Galeone carico di botti di vino e di altri merci di vari negozianti pisani, stando nel porto di Agropoli naufragò in “Saxea ripa” (n.d.A. scogli della Licina) e che fra i tre giorni poté raccogliere e ricuperare alcuni botti, parti delle merci e le gomene; ed il tutto raccolse sulla spiaggia stessa di Agropoli; e poiché viene molestato dagli ufficiali regi, che vogliono confiscare quelli oggetti, chiede essere liberato da siffatta molestia. Il Principe quindi ordina a Giovannuzzo de Pando, Maestro Portolano di Principato e Terra di Lavoro, di non dare molestia alcuna al detto Guiduccio, se è vero di avere egli recuperato tutte quelle cose nei primi tre giorni dopo il naufragio”.  Una legge del Regno stabiliva che tutte le merci, comprese le navi, non recuperate dai proprietari, entro i tre giorni successivi al naufragio, dovevano essere sequestrate dal fisco.

Gennaio 1491

Nel Gennaio del 1491, una Cocca, contenente armi, di proprietà di Silvestro Cattaneo, mercante genovese di nobile famiglia, naufragò sul litorale tra i territori di Agropoli e di Salerno. La nave era carica di bombarde, balestre ed altre armi. Non è dato sapere se il carico fosse destinato all’esercito napoletano o se la nave viaggiasse in gran segreto per fornire armi a qualche altro Stato. Al naufragio seguì il saccheggio da parte degli agropolesi che riuscirono a prelevare la armi più leggere. Nel giro di poche ore vi fu il sequestro Governativo del carico da parte delle autorità locali. Dopo qualche giorno la Repubblica di Genova protestò per il sequestro della merce presso il Re Ferrante di Napoli (Ferdinando I di Napoli). Quest’ultimo, per ritorsione, fece arrestare tutti i mercanti genovesi dimoranti in Napoli. Oramai il naufragio della nave ad Agropoli era diventato un caso diplomatico. Infatti, per redimere l’intrigata questione politica, la Repubblica di Genova  inviò il suo migliore ambasciatore, tale Bartolomeo Senarega che, nell’ambito dell’oneroso accordo raggiunto con Re Ferrante, si vide restituire il carico di armi naufragato ad  Agropoli. Il relitto è stato ritrovato il 28 luglio 2000. (Leggi articolo)   

1865

La “Paranzella” è un’imbarcazione a vela del tipo della paranza, ma più piccola, senza bompresso né fiocco, particolarmente usata, in passato, sulle  coste italiane. Una Paranzella (del Basso Tirreno) di nome “Olimpiade” di Castellammare di Stabia, naufragò sulla spiaggia di Agropoli a causa del mare in tempesta. L’Olimpiade affondò e non fu recuperata, il carico, in parte, andò perso. La notizia è tratta da “Statistica del Regno d’Italia” del 1865.

 

Abbiamo due documenti che riguardano la Bilancella, battello da pesca e da carico simile alla Tartana, ma un pò più piccolo. La Bilancella è originaria di Napoli, ma si trova lungo tutta la costa occidentale italiana.
La Bilancella da pesca è lunga 9/12 metri, mentre la Bilancella da carico può avere una lunghezza fino a 20 metri.

7 febbraio 1888

Verso le ore 10.00 la bilancella “Gennaro Rosa” fu sorpresa da un vento impetuoso che la capovolse ed i sei uomini che ne componevano l’equipaggio, perirono. Senza che dalle bilancelle vicine o a terra fosse possibile recare agli infelici un pronto aiuto”. Dalla relazione del Direttore Generale della Marina Mercantile ed inviata a S.E. Ministro della Marina, pubblicata sul registro: “Sulle condizioni della Marina Mercantile al 31 dicembre 1888”.

1 Marzo 1890

Una Bilancella di nome “Potente Immacolata”, di Castellammare di Stabia, tipo di stazza 8 tonnellate, l’1 marzo 1890 naufragò nelle acque di Agropoli. Andò perduto tutto il carico e furono salvati solo pochi attrezzi. Il naufragio fu accertato nel 1891. Notizia tratta dalla relazione del Direttore Generale della Marina Mercantile ed inviata a S.E. Ministro della Marina, pubblicata sul registro: Sulle condizioni della Marina Mercantile al 31 dicembre 1891”. 

Nel XVIII/XIX secolo, i “Cutter” erano utilizzati come pescherecci, barche per  il contrabbando, naviglio da guerra di Corsa, navi postali e guardacoste, oltre che utilizzate per facilitare la comunicazione tra le navi maggiori delle flotte militari. Tutti compiti per i quali erano richieste velocità e sicurezza nella navigazione, anche con tempo avverso.

9 gennaio 1891

Un “Cutter”, un veliero elegante e veloce di nome “Azzo”, proveniente da  Livorno, di 25 tonnellate di stazza, il 9 gennaio 1891 naufragò sulla spiaggia di Elcina (Licina) di Agropoli. Il veliero andò perduto, mentre fu salvato quasi tutto il carico. Testimonianza tratta dalla relazione del Direttore Generale della Marina Mercantile ed inviata a S.E. Ministro della Marina, pubblicata sul registro: Sulle condizioni della Marina Mercantile al 31 dicembre 1891”.

Quest’ultima ricerca storica ci ha confermato la presenza di numerosi relitti nelle acque del Lido Azzurro. Da qualche anno, l’attenzione posta sui naufragi avvenuti, in primis della Cocca genovese, ci ha dato la possibilità di recuperare numerosi reperti provenienti da quel tratto di mare. Solo un attento e scrupoloso studio sui reperti ci potrà indicare la precisa provenienza di essi. I documenti che ho pubblicato ci confermano l’importanza di Agropoli nello scacchiere economico-commerciale dei traffici marittimi nel Mediterraneo. Infatti i documenti storici che ho pubblicato, ci confermano la presenza nel nostro mare di navi delle Repubbliche Marinare di Genova e di Pisa, nonché d’imbarcazioni provenienti dai vari porti del Mar Mediterraneo.

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