Lettere al direttore

Addio a Franco Battiato: Io, il maestro e il Cilento…lento… lento

Roberto Scola

19 Maggio 2021

“Chiamami pure Franco”. E’ la prima cosa che mi disse il Maestro Franco Battiato. Ovviamente io ho evitato i pronomi per tutto il nostro incontro per non dargli del tu. Era l’estate del 2013, grazie ai buoni uffici del Maestro Ruggero Cappuccio patron del Festival: ”Segreti D’autore”, ebbi l’opportunità di conoscere e passare un po’ di tempo con l’artista siciliano. Il mio mito, l’alter ego di quello che vorrei essere. Avevo mangiato un panino con lardo, pancetta e broccoli e sazio mi lasciai trascinare dal discorso. Volevo chiedergli mille cose. Mille appunti sul mio taccuino, che per fortuna andò a farsi benedire.

Dico questo perché ogni cosa del Maestro era illuminante. Con la mente viaggiava in più dimensioni. Ogni frase che diceva, portava con sè uno spunto di riflessione. In ogni intercalare si poteva trovare un senso per discutere ore. Alla fine mi sciolgo. La mia curiosità è per due sue canzoni significative per la vita di questo Paese: “Bandiera Bianca” e “Povera Patria”. La prima del 1981 descriveva la fatica dell’uscita dagli  anni di piombo che sembravano aver accoppato lo Stato. La seconda del 1991 anticipava uno dei periodi più bui della storia repubblicana: Tangentopoli. Gli dissi che era stato un visionario.

Solo i grandi anticipano i tempi. Con una virata a trecentosessanta gradi finiamo per parlare di Gian Battista Vico. La mattina, il Maestro, era stato a Vatolla per: “capire e sentire quale aria avesse respirato ed ispirato” il filosofo che tra il seicento e il settecento elaborò la scienza nuova. “Un grande-sosteneva- che nel Cilento…lento, aveva scritto cose memorabili, visionarie, originali, ribaltando le teorie dell’epoca”. Così mi accorsi che erano passate più di due ore. Il Maestro quella sera a Serramezzana riceveva il Premio : “ Segreti d’Autore”, con una scultura creata ad hoc da Mimmo Palladino. Mi congedai da lui per farlo riposare un po’. Mentre stavo per uscire mi disse: “Roberto, mi aspetto ancora delle domande, falle questa sera all’incontro”. Il titolo della serata era accattivante: “L’onda e il mare”.Il tutto partì con una poesia di Pessoa :

 “L’onda chiese al mare: “Mi ami?”
Ed il mare le rispose “Il mio amore è così forte,che ogni volta che ti allontani verso la terra,io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia….

Il dialogo tra i due Maestri fu indimenticabile. Il più bello della mia vita. Leggero,delicato,sorprendente,spiritoso,puro,geniale.

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