Cilento

Casal velino: Alessandro Feo, la voce dei ristoratori cilentani nell’era Covid

Alessandro Feo: «La nostra vera lotta quotidiana, non è solo contro il virus, ma sento di parlare anche a nome dei miei colleghi: è contro le istituzioni!»

Annalisa Siano

2 Marzo 2021

Primo weekend in zona arancione per i ristoratori cilentani, che avevano da poco riaperto le loro sale al pubblico, ma la curva dei contagi li ha nuovamente catapultati nel clima delle chiusure. Ne abbiamo parlato
Come affrontano i titolari delle attività di ristoro nel Cilento, questo drammatico momento storico?
Oggi, ci racconta la sua storia, l’innovativo chef cilentano Alessandro Feo, un talento culinario riconosciuto a livello nazionale, un giovane che ha deciso di investire tempo, risorse e i suoi anni migliori, in un’attività nella sua Terra d’origine…

Chi sei e come è nata la tua attività?
Sono Alessandro Feo, appartengo alla classe ’85 e sono cilentano di nascita. Le mie esperienze lavorative si diffondono un po’ su tutto il territorio cilentano, per poi proseguire in alcune zone d’Italia. Attualmente sono il proprietario di un’attività che si trova proprio nel cuore del Cilento, a Casal velino Marina e porta il mio nome: ALESSANDRO FƎO RISTORANTE. La filosofia della mia cucina è quella di valorizzare il territorio Cilentano all’interno di un piatto, infatti la maggior parte dei piatti contengono prodotti autoctoni. Il mio menù cambia in base alle stagioni, grazie al supporto degli imprenditori agricoli…loro sono la vera forza della mia cucina ed è proprio la stretta collaborazione con essi, a far sì che, oltre a trasmettere in ogni piatto la mia passione per la cucina, trasmetto anche la loro dedizione. Secondo il mio pensiero quello che differenzia il Cilento dagli altri territori è l’abbondanza dei prodotti di eccellenza che questo territorio ci mette a disposizione.

Da ristoratore, come stai affrontando le restrizioni del Covid?
Faccio parte di una delle categorie più penalizzate dal Covid! A volte si ha la sensazione di combattere con un nemico invisibile, in quanto, noi ristoratori facciamo già capo a molte regole igienico/sanitarie e da maggio scorso, mettere in campo, tutte le normative conseguenti al virus, non è stato semplice, come non lo è fare i conti con l’asporto, in un territorio riduttivo, non per valore, ma demograficamente parlando, come quello dei piccoli borghi cilentani, perché l’asporto o il delivery, restano dei modus operandi perfettamente in linea, con i canoni e i ritmi delle grandi città, come Roma, Milano ecc..

Quale appello senti di voler lanciare alle istituzioni?
Il cambio repentino e soprattutto improvviso dei colori delle zone, come l’ultimo avvenuto nella nostra regione, che ci ha visto diventare da gialli ad arancioni, nel giro di due giorni, ha arrecato diversi disagi alla mia attività, in quanto, noi ristoratori, che facciamo una selezionata ricerca dei prodotti prima, non possiamo sapere all’ultimo momento che chiuderemo, perché ci sta il rischio, come è già successo, che il cibo vada perso.
La nostra vera lotta quotidiana, non è solo contro il virus, ma sento di parlare anche a nome dei miei colleghi: “è contro le istituzioni!”. Più mi confronto con chi svolge la mia stessa professione e più dai nostri discorsi si evince l’incomprensibile decisione delle istituzioni, relativa alle chiusure serali. Comprendo che l’obiettivo è quello di diminuire gli assembramenti, ma basterebbe rendere obbligatorio alle attività un numero minino di tavoli, effettuare i dovuti controlli e permetterci così di effettuare dignitosamente e senza rischi, il nostro mestiere.
Dopo 5 mesi di chiusura, ero speranzoso in una eventuale riapertura nel periodo natalizio, così da guadagnare qualcosina in più per preparare futuri menù, sempre più innovativi, in vista del nuovo anno. In realtà le restrizioni del periodo natalizio, hanno penalizzato la mia attività che è rimasta chiusa, arrecandomi un danno non più solo economico, ma soprattutto psicologico e hanno invece, consentito alle persone di riunirsi lo stesso nelle case ed assembrarsi senza i dovuti controlli. Poi con l’arrivo della “zona gialla”, nel weekend di San Valentino, era tornato l’entusiasmo di ripartire e fare grandi provvigioni… ma l’attuale nuova chiusura, ha riportato lo sconforto, oltre alla grave perdita.
Ma quello che più di tutto mi fa arrabbiare e dire “oltre il danno la beffa”, è il vedere il mio e gli altri ristoranti chiusi e poi gruppi di adolescenti assembrati, nei luoghi tipici di ritrovo, come il porto o le piazze. Credo che, queste fasce di età dai 14 ai 30 anni, siano quelle che andrebbero più educate al rispetto del prossimo e le ritengo le più trasmettitrici del contagio.

Qual è la cosa che più ti rattrista di questo periodo?
Sicuramente il rapporto con i miei dipendenti, il non sapere quando e come continuare a fornire loro adeguate paghe e crescite lavorative. Nella mia attività, che tra l’altro si era da poco rifatta il look, con un grande investimento per renderla più moderna e all’avanguardia, anche dal punto di vista estetico dell’arredamento, siamo una grande famiglia e quindi sia con i dipendenti, che con i clienti si erano creati solidali rapporti d’amicizia, che spero di collaudare al più presto.

Vuoi lasciare un messaggio di speranza ai tuoi colleghi?
Ciò che più spesso noto in questa avvilente situazione, è l’incapacità da parte degli esponenti del nostro settore di imporci. Per cui agli imprenditori locali come me, che vedono quotidianamente la loro attività, attraversare la fase particolare del Covid, vorrei spiegare l’importanza in questo frangente di fare almeno una volta “rete”! Da una parte siamo stati molto fortunati, perché nell’ultima stagione estiva, il Cilento ha goduto di un buon flusso di utenza sul territorio, che ci sta permettendo di sopravvivere a questi tempi duri, ma a differenza di altre realtà, il nostro settore non ha un sindacato che lo difende… dobbiamo per forza unirci, darci man forte, senza paura e senza tirarci indietro.

Quali sono i progetti per il futuro?
Dopo l’inaspettato boom e la risposta positiva ricevuta da tutte le parti d’Italia, dal progetto lanciato insieme al fedele Salvatore Ceriello, pasticcere che lavora in cucina con me, sul panettone natalizio, che porta il marchio di casa FƎO, contiamo di tornare sul mercato a breve, nel periodo pasquale, con la commercializzazione di due nuovi squisiti prodotti: “la colomba e la pastiera”, certi di riscontrare lo stesso successo.

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