Lettere al direttore

Non siate così bassi!

Roberto Scola

9 Aprile 2020

Gentilissimo Primo Ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte,

Mi chiamo Roberto Scola ,Le scrivo dall’Italia, ammetto di non conoscere  la Sua biografia ,la Sua storia politica, il Suo Paese :l’Olanda ,che da quel che vedo e da quel che mi dicono, sarà bellissimo(non quanto il mio), ma suggestivo lo stesso. Leggo su internet sue notizie .Lei mi è già simpatico per tre motivi: è nato il 14 febbraio  (il giorno degli innamorati),quando è nata pure mia figlia; ricopre la carica di Primo ministro dal 2010, quindi presumo abbia una  esperienza politica che conta ; (la terza la più importante) è laureato in Storia all’Università di Leida con particolari studi in Storia Romana. Ecco qui lupus in fabula .Sicuramente Lei ha studiato la grandezza di Roma, non sarò certo io ad indicarLe il patrimonio umano, culturale ,poetico ,scientifico etc ,che è stato il faro della nostra civiltà. Il Suo popolo deve molto al nostro. So che lei ha difficoltà politiche nel suo Paese. Nel 2017, si è visto costretto a creare una coalizione con altri tre partiti, i cui rapporti sono esacerbati dalle attività di opposizione in Parlamento ad opera della crescente contrarietà all’UE.

Così come in Germania le divisioni intestine tra i partiti di maggioranza hanno portato la Cancelliera tedesca Angela Merkel a posizioni vicine alle Sue. Le  posizioni della Germania non le condivido, ma le posso pure capire(con uno  sforzo estremo).Non capisco Le sue. L’Olanda è l’ultimo dei Paesi che può parlare. Proprio a noi ci vuole mettere in castigo. Noi italiani dovremmo abboccare all’esca del Mes, che per noi è l’anticamera del passaggio di proprietà del nostro Paese? Caro Presidente ,dia retta a me, i corona bond o Eurobond, ora più che mai sono necessari .Ci esporremo al costo di un maggiore fabbisogno pubblico senza lo scudo degli Eurobond . Come scrive il  nostro noto economista Gaetano Pedullà:  “  Siamo rimasti inermi malgrado gruppi industriali rilevantissimi abbiano fatto i bagagli dall’Italia per Amsterdam. Si tratta, per capirci, dell’ex Fiat, di Fininvest, di Cementir (Gruppo Caltagirone), di Campari, e l’elenco sarebbe lungo, senza contare persino le maggiori partecipate dello Stato che hanno consociate con sede legale nei Paesi bassi. Tutte aziende che gli ultimi governi hanno visto cominciare a espatriare senza neppure provare a mettere un argine, in ossequio alla libera circolazione delle attività economiche pur in assenza di regole fiscali comuni. Un errore gravissimo, anche perché una volta fatta la moneta comune, armonizzare i sistemi tributari era la cosa più urgente da far seguire per non avvantaggiare qualcuno e svantaggiare qualcun altro .

Di tutto questo però non si è visto niente, se non generici impegni mai concretizzati. L’Italia, perennemente debole ai tavoli negoziali per via del nostro stare sempre col cappello in mano a chiedere deroghe sul deficit, non ha mai alzato la voce o fatto problemi. Se adesso però il gioco si rompe, c’è da attendersi tutta un’altra musica. E non è detto che alla fine delle danze di questa Europa egoista e mercantile resti qualcosa.” I vostri tulipani a chi li venderete? Qui o si fa l’Europa o si muore! Non siate così bassi.

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