Cilento

Ritrovato sul “Cammino di Santiago di Compostela” un antico dipinto del 1584 raffigurante il “Miracolo dei Pesci” di San Francesco d’Assisi ad Agropoli

Ricerca storico-religiosa di Ernesto Apicella, 16 Dicembre 2019

Ernesto Apicella

16 Dicembre 2019

Goethe diceva: “L’Europa è stata fatta andando in pellegrinaggio a Compostela”, per cui, il fine settimana dell’Immacolata sono volato a Logroño, capoluogo della comunità autonoma di “La Rioja” in Spagna, per ricostruire parte della storia della nostra cittadina. Un pellegrino cilentano, che lo scorso anno ha percorso il “Cammino di Santiago di Compostela” per ritrovare la propria spiritualità e religiosità, alcuni mesi fa, mi aveva informato che in questa cittadina, tappa importante del “Cammino”, nella Concattedrale di Santa Maria de la Redonda, c’è una pala d’altare che mi poteva essere utile per la ricerca storico-religiosa, che sto conducendo sulla presenza di San Francesco d’Assisi ad Agropoli. Ho preferito visionarla nel periodo natalizio, giacché la pala d’altare è denominata dell’Epifania o Adorazione dei Magi.

Logroño de La Rioja

Logroño è un Comune spagnolo di 151.344 abitanti. Capoluogo della comunità autonoma di La Rioja, la seconda più piccola delle 17 regioni spagnole, famosa in tutto il mondo per la sua produzione vinicola.
La storia di Logroño è intimamente legata al “Cammino di Santiago di Compostela”, che ha reso la città una delle più importanti dell’itinerario. Nei secoli, si è creato un interessante complesso monumentale, strettamente legato al tradizionale passaggio di commercianti, artisti e pellegrini lungo le strade acciottolate del capoluogo de La Rioja. La sua storia è legata ai Romani, agli Arabi e ai Francesi. In occasione della festa patronale si celebra la rievocazioni storica dell’assedio francese alla città. Nel 1982, essendosi creata la comunità autonoma de La Rioja, Logroño ne viene dichiarata capitale e sede dei relativi organi amministrativi. La Piazza della Città ospita il Municipio ed in essa si svolgono festival, esposizioni, concerti. Nel periodo natalizio viene realizzata la Natività a grandezza naturale. Molto sentita è la festività di San Matteo che è inaugurata dal Sindaco, segue la tradizionale “battaglia” con armi composte da farina e liquidi vari. Logroño è il centro di produzione e di commercializzazione del vino Rioja. Il primo vino spagnolo al quale sia stata assegnata la qualifica di D.O.C.. La gastronomia locale è basata sulla riconosciuta tradizione culinaria della regione. Asparagi, fagioli, peperoni, carciofi e altre verdure sono gli ingredienti principali di una lunga lista di pietanze, come la minestra di verdure, le patate alla riojana, peperoni ripieni, le costolette d’agnello e capretto al sarmento. Tra i dolci tipici vi sono le pere al vino, i”fardelejos di Arnedo”(pasta sfoglia con mandorle) e il “Marzapane di Soto” (elaborato con zucchero e mandorle tritate).

Concattedrale di Santa Maria de la Redonda

La Concattedrale di Santa Maria de la Redonda è una delle chiese di Logroño. Insieme alla cattedrale di Calahorra e di Santo Domingo de la Calzada è la sede della diocesi di Calahorra e La Calzada-Logroño. Costruita nel XVI secolo, fu chiamata la Redonda, probabilmente perché edificata su una chiesa in stile romanico. La struttura architettonica della Concattedrale venne realizzata durante un lungo periodo che va dal XVI al XVIII secolo. Essa è composta da tre navate, una centrale e due laterali di minor altezza, da un deambulatorio e da un coro. All’esterno si innalzano le due torri gemelle, che costituiscono la grandiosa icona che rappresenta la città di Logroño. All’interno, dietro il deambulatorio della Concattedrale, si trova un piccolo dipinto a olio su tavola, attribuito a Michelangelo Buonarroti, raffigurante un Calvario con Cristo vivo, San Giovanni Evangelista e la Vergine Dolorosa. Nella cappella del “Señorio de Somalo” è presente una pala d’altare denominata dell’Epifania o Adorazione dei Magi, attribuita al pittore fiammingo Gillis Coingnet, composta da 9 tavole (sei da cm.131 x cm.88 e tre della predella, cm.26,5 x cm.96). Nella predella troviamo tre tavole dedicate ai Miracoli di San Francesco d’Assisi, la terza a destra comprende il “Miracolo dei pesci”.

Gillis Coingnet (Anversa 1542- Amburgo 1599 circa) era un pittore fiammingo del Rinascimento, fortemente influenzato dallo stile italiano.

Figlio dell’orafo Gillis Coingnet sr., apprende i primi rudimenti della sua arte presso la bottega di Lambert Wenslyns (attivo intorno al 1553). Nel 1561, diviene membro della “Corporazione di San Luca” ad Anversa. Gillis Coingnet nella seconda metà del 1560, viaggiò attraverso l’Italia, visitando Firenze, Roma, Napoli e la Sicilia. A Terni (Umbria), lavorò con un pittore chiamato Stello, per la realizzazione di alcuni affreschi. I due pittori sono citati in un documento, come membri di un gruppo di decoratori che adornarono il salone di Villa d’Este, sotto la direzione di Federico Zuccaro. Il suo passaggio in Italia è testimoniato dalla grande influenza sulla sua tecnica operata dalle opere di Tiziano, dal quale riprende lo stile vigoroso. Nel 1570, si trasferì ad Amsterdam, dove ottenne la cittadinanza nel 1589. Tra il 1593 e il 1594, per motivi religiosi andò ad Amburgo, dove morirà il 27 ottobre 1599. Le sue opere sono esposte nel Museo del Louvre a Parigi, nel “Rijksmuseum” di Amsterdam, nel “Musée Royal des Beaux Art” di Anversa, nei “Musei Vaticani” di Roma.

 

Pala d’altare “Epifania o Adorazione dei Magi”

La pala d’altare è denominata dell’Epifania o Adorazione dei Magi, realizzata da Gillis Coingnet nel 1584. Nell’attuale disposizione troviamo i tre dipinti della parte superiore che rappresentano, da sinistra a destra: San Pietro, la Resurrezione di Cristo e San Giovanni Battista; quelli della parte centrale rappresentano, da sinistra a destra: l’Assunzione della Vergine Maria, l’Incoronazione, l’Adorazione dei Magi o Epifania; i tre dipinti della predella raccontano storie e leggende della vita di San Francesco d’Assisi, tra cui, il terzo a destra descrive il “Miracolo dei Pesci”. Tutti i dipinti sono realizzati a olio, su una pregiata tavola di quercia. Alla base del dipinto dell’Annunciazione c’è la firma dell’autore e la data della sua esecuzione: “IN ANTWERPIA / G. COINGNET FECIT ET INUE / 1584“. Riconosciuta la qualità artistica e accertandone il deterioramento in atto, il Museo del Prado e un’istituzione bancaria procedettero qualche anno fa, al restauro della pala d’altare facendone risaltare la sua notevole bellezza.

 

Predella dedicata a San Francesco d’Assisi

I tre dipinti della predella sono dedicati ad alcune scene e ad alcuni Miracoli di San Francesco d’Assisi. Misurano cm.26,5 x cm.96 cm. ciascuno. Mi soffermo sul dipinto della tavola di destra:
(Scena 1) All’estrema sinistra è raffigurato un edificio dove si intravede Papa Innocenzo III addormentato su un letto, con la tiara papale accanto a lui, che sogna San Francesco d’Assisi che sostiene la Chiesa. La visione spingerà il Papa ad approvare la regola dell’Ordine francescano;
(Scena 2) Un piccolo arco consente di vedere, all’interno dell’edificio, un corpo allungato, che sembra una figura femminile identificabile con Santa Chiara al momento della sua agonia, su di lei una visione celeste;
(Scena 3) Al centro, nella parte superiore, la predica di San Francesco d’Assisi agli uccelli;
(Scena 4) Dal centro, parte bassa, a destra, San Francesco d’Assisi, accompagnato da un frate, da una barca  predica ad una moltitudine di pesci. Quest’ultima scena dedicata al “Miracolo dei pesci”, è stata realizzata con un’ottima tecnica, accurata ed attenta al paesaggio dello sfondo, realizzato con un gioco di luci e toni che sono i più belli tra i dipinti della pala d’altare.

Questo dipinto è il più antico che ho ritrovato fino ad oggi sul “Miracolo dei Pesci” di San Francesco d’Assisi. Precede di 14 anni il disegno di Pieter de Jode il Vecchio realizzato nel 1598, che vi ho presentato in anteprima il 27 novembre. Nei prossimi giorni spero di presentarvi altre importanti novità sulla presenza storico-religiosa di San Francesco d’Assisi ad Agropoli. La ricerca continua…

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