Cronaca

Dopo i cinghiali nel Cilento è allarme cervi

Katiuscia Stio

18 Giugno 2015

ROSCIGNO. Nelle ultime settimane sono molti gli agricoltori che trovano orti e alberi da frutto rovinati dai cervi, ritenuti più distruttivi dei cinghiali. Il loro morso è letale. Il modo di addentare e strappare una gemma e/o un germoglio non ne permette la riproduzione facendo, difatti, rinsecchire la pianta. Saltano le recinzioni. Si cibano di germogli, frutti, gemme, foraggiere.

Distruggono i raccolti. Spezzano i giovani rami di alberi da frutto. Loro, i cervi. La rabbia degli agricoltori raddoppia, “Non solo i cinghiali ora si ci mettono anche i cervi.” È la voce disperata di chi lavora la terra ma non riesce a raccoglierne i frutti. Le zone maggiormente colpite e devastate sono state tra Laurino, Roscigno, le campagne lungo il fiume Ripiti, Felitto e la zona alta di Aquara. Nel 2005 l’Ente Parco introdusse 35 cervi femmine gravide e 2 maschi, 18 caprioli. Il Monte Cervati con i suoi 1.898 mt s.l.m., è il monte più alto della Campania. Posto nel Parco del Cilento e Vallo di Diano ed Alburni ne rappresenta una delle sue più straordinarie risorse naturali, simbolo e cuore della Riserva di Biosfera dell’Unesco. Al fine di determinare un riequilibrio nella catena alimentare naturale ed a seguito della estinzione della specie principe, da cui proviene lo stesso nome del Monte Cervati, dopo attenti studi sulla possibilità di reintroduzione, sono stati immessi una quantità di cervi che potevano ripopolare il territorio e fornire nella selezione naturale della specie. “Ad oggi sono arrivati a oltre 400 capi tra cervi e caprioli- fa sapere il comandante della Forestale di Piaggine Ermenegildo Infante- ma non è emergenza cervi così come lo è per i cinghiali. La zona di maggiore diffusione è Laurino, Pruno, Campora, Felitto, Roscigno”. A Valle dell’Angelo, dove è stata avvistata una colonia di cervi, si parla addirittura di paradiso di Bamby, ma non sono dello stesso avviso gli agricoltori. “Cinghiali, cervi e cornacchie possono abitare il demanio pubblico, non le terre dei cittadini- spiega il presidente dell’Associazione I Briganti del Parco, Marcello Di Manna – Noi continuiamo con la nostra battaglia per la riperimetrazione del Parco. Raccoglieremo le 5.000 firme che ci servono per tutelare i nostri diritti”.

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